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Christian Botturi, nuovo direttore sportivo, si racconta in questa intervista.

Direttore Botturi, tu sei uno dei volti nuovi della prossima stagione della Pro Sesto.
Cerchiamo di conoscerti e farti conoscere un po’ meglio, soprattutto dai tifosi…

Negli ultimi 5 anni sono stato il responsabile del settore giovanile del Brescia Calcio e, nell’ultima stagione, D.S. della prima squadra.
Ho mosso i miei primi passi nel calcio a Montichiari, al tempo in Serie C, ricoprendo diversi ruoli: dal responsabile del settore giovanile fino al direttore sportivo della prima squadra.
Ho lavorato poi per due società di Lega Pro: il Lumezzane e il Mantova, come D.S. e responsabile delle Giovanili.
Ho ha avuto anche esperienze all’estero (Brasile e India) per sviluppare progetti di scouting, con una parentesi come direttore del Centro di Formazione Inter a Brescia.

Quando matura in te l’idea di fare il D.S.?
È sempre stata una passione fin da piccolo. Con l’Università di Scienze Motorie ho realizzato di avere una predisposizione più gestionale, direttiva e tecnica: i rapporti con la società e i tifosi, la collaborazione con staff tecnici, la gestione e organizzazione del quotidiano.
Ormai sono più di 20 anni che faccio questo come lavoro.

Oggi Sesto. Quali sono i motivi di questa scelta?

La componente emotiva è stata sicuramente predominante nella scelta di arrivare a Sesto ed è legata alla figura di un ex D.S. della Pro, Osvaldo Olivari, scomparso prematuramente nel 2014: è stata una figura centrale per la mia crescita, per quanto mi ha ispirato e stimolato. È grazie a lui che ho intrapreso l’attività di dirigente sportivo.
L’ho seguito durante la sua esperienza alla Pro, vivendo accanto a lui allenamenti e partite.
In quegli anni, poi, c’erano tante persone che provenivano da Brescia e dal Montichiari. Sperando di non dimenticarmi di qualcuno, ricordo Bersi, Trainini, Preti, Bendoricchio, Brocchi, Turetta, Andreini e Sarli.
Da anni, finite le partite domenicali, il risultato della Pro Sesto è uno dei primi che vado a guardare…
Ovviamente poi c’è stata una componente razionale nella mia scelta professionale di quest’anno ed è maturata dopo aver incontrato la dirigenza sestese. Mi ha colpito anzitutto la loro voglia di scoprire e scoprire e conoscere il Botturi uomo, oltre che il professionista.
Questo mi ha favorevolmente impressionato, soprattutto alla luce del fatto che gli ultimi mesi a Brescia sono stati emotivamente duri. Ringrazio e ringrazierò sempre il presidente Cellino per avermi dato la possibilità di crescere e di fare un’esperienza così importante, come quella dell’ultima stagione accanto a un professionista come mister Inzaghi. Purtroppo, non tutte le storie hanno un lieto fine: infatti, nonostante un quinquennio di crescita, nell’ultimo periodo, sono stato circondato da situazioni e persone poco trasparenti che mi hanno allontanato da quella realtà. Non vivo di rancori, ma sono sicuro che il tempo sarà galantuomo. Ora sono felice ed entusiasta di vivere la realtà della Pro sesto e sono concentrato sull’inizio di questa nuova avventura.

Come hai impostato il tuo lavoro fin dall’inizio di questa esperienza in Pro?

La prima cosa che sto cercando di fare è conoscere l’ambiente, spaziando dalle persone che compongono la società, alle strutture. Cerco di vivere il quotidiano a stretto contatto con la squadra, facendo anche colloqui individuali con i singoli calciatori, per capire quali caratteristiche abbiano e quanta sia la voglia di mettersi in gioco e lottare per questa maglia.

Lo stesso metodo lo applico nella ricerca dei nuovi, cercando di capire chi ho di fronte: trovare calciatori oggi è relativamente semplice, meno facile trovare gli uomini giusti, i professionisti giusti da inserire all’interno di questo progetto per fargli dare il massimo per i colori biancocelesti.

In sintesi, quali sono i valori che stai cercando e che vuoi coltivare?

Il primo, figlio anche dell’ultima mia esperienza professionale, è il senso di appartenenza al territorio. Sesto, nonostante la vicinanza a una grande metropoli come Milano, vanta una sua precisa identità, che emerge ogni giorno parlando con le persone.
Il secondo è la voglia e la determinazione di giocare per una maglia che rappresenta una società con una storicità importante, dalla quale sono passati professionisti del calcio, sia come giocatori che tecnici e dirigenti sportivi.
C’è poi il valore dell’umiltà con la quale affrontare questa avventura: raggiungere sì risultati, con poche parole e tanti piccoli passi di crescita.

Alla luce di questi propositi, quali sono le sensazioni dopo i primi giorni di ritiro?

Premetto che mi fa sorridere che nel mondo del calcio, in questa fase, sembrano tutti contenti, del mercato, delle rose, del ritiro. Poi magari gli equilibri saltano già alla prima di campionato.
In ogni caso le prime impressioni dal campo, per ora di allenamento, sono positive: c’è uno staff tecnico nuovo e coeso, con a capo un allenatore giovane ma con le idee molto chiare; vedo una squadra che risponde in modo positivo alle sue indicazioni. Ora attendiamo i prossimi test amichevoli, restando ancora vigli sul mercato per capire se da qui alla chiusura possiamo ancora modificare qualcosa per migliorare la squadra.

Al momento non sappiamo ancora i calendari, ma al 90% conosciamo già gli avversari del prossimo campionato di Serie C e non sembra certo una passeggiata…

Non è una passeggiata: le neoretrocesse puntano immediatamente a risalire di categoria e le neopromosse sono molto ambiziose. E poi ci siamo noi che non vogliamo fare certo brutta figura e vogliamo centrare l’obiettivo della salvezza il più presto possibile. Sarà un campionato molto impegnativo, quasi una Serie B/2 con alta qualità sia tecnica, sia fisica, ma sono sciuro che la Pro Sesto sarà pronta a lottare in ogni partita, su ogni campo, dando filo da torcere a tutti perché non si sente inferiore a nessuno.