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Per Dario Toninelli è iniziata la seconda stagione in Pro Sesto, ma in realtà quello di questa estate è stato il primo ritiro precampionato in biancoceleste.
A lui, che in pochi mesi è diventato uno dei punti di riferimento del gruppo, abbiamo chiesto di tornare al gennaio del 2022, al suo arrivo in società.
“Mi ricordo che quando mi sono aggregato alla squadra la situazione non era delle più rosee, a causa dei risultati in campionato. Nel girone di andata la Pro aveva raccolto molto poco, c’erano molti infortunati, subito dopo il mio arrivo c’è stato l’avvicendamento del mister, e il percorso per arrivare alla salvezza era tutto da costruire. Io però ero fiducioso, forse perché, nonostante i vari problemi, l’ambiente è stato fin da subito fantastico, ottimale per pensare a dare il massimo e concentrarsi sull’obiettivo.
Non posso che concordare con i miei compagni che hanno descritto il “mondo Pro Sesto” come una famiglia. È davvero così, e anche questo diventa un valore aggiunto, soprattutto nei momenti difficili.”

Quali partite ricordi con piacere della stagione scorsa?
“Ovviamente la finale di ritorno dei playout contro il Seregno. Un’insieme di sensazioni uniche, difficili da dimenticare, soprattutto per la spettacolare cornice di pubblico del Breda. Ci siamo salvati anche grazie a questa componente!
Poi, certo, fa piacere ricordare soprattutto le vittorie, e ne cito due, quella entusiasmante a Trieste, la prima da quando ho iniziato a vestire la maglia della Pro, sia per la prestazione, sia per il risultato finale, e quella casalinga con il Piacenza al ritorno dove, oltre ad aver portato a casa i 3 punti, mi sono anche divertito a giocare. A livello personale, in generale, quelli dello scorso anno sono stati mesi nei quali, stando bene, penso di avere fornito prestazioni positive.”

Quest’anno in Pro ci sono stati molti cambiamenti. Quali sono le tue impressioni sulla squadra?
“Le sensazioni sono buone, davvero. Nonostante siamo una squadra giovane, con un mister giovane, stiamo lavorando molto, fin da subito, per avere un’identità di squadra ben precisa. Non è facile, di solito, quando arrivano tanti volti nuovi tutti insieme, ma credo che si sia sulla strada giusta, perché i giovani che sono arrivati sono validi e soprattutto lavorano sodo. Noi meno giovani cerchiamo sempre di essere loro da esempio nel lavoro in allenamento, affinché possano poi dimostrare il proprio valore in partita.”

Un obiettivo personale e uno per la squadra…
“Non credo ci sia differenza tra i due. Posso dire di voler giocare più partite possibile, ma in realtà quello che mi auguro e pongo come obiettivo è di vincere più partite possibile, quindi il traguardo personale coincide con quello del gruppo.”

Parlare con te, Dario, e non chiederti del tuo look, che ti ha reso immediatamente riconoscibile e anche amato dalla tifoseria, è quasi impossibile…
“L’idea di farmi crescere la barba è nata anni fa, a Bassano, dove eravamo una squadra molto giovane. Da quando ho iniziato a portarla, abbiamo inanellato una serie di ottimi risultati, e così, un po’ per scaramanzia, un po’ perché mi piaceva, ho continuato a tenerla lunga.

In generale, così come, da calciatore professionista, ho sempre cercato di guardare ai grandi interpreti del mio ruolo, da Thiago Silva, a Sergio Ramos, a Chiellini, per poi trovare un mio stile personale, così anche fuori dal campo, cerco di avere un mio stile. Mi piace essere originale, sia per come mi vesto, ma soprattutto per come gioco quando sono in campo. Non voglio però passare per quello “strano”, la mia non è una ricerca dell’apparenza, alla quale preferisco di gran lunga la concretezza di quello che faccio.”