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L’ultimo volto nuovo arrivato, in ordine di tempo, in casa Pro Sesto nel calciomercato estivo è stato quello di Emanuele Suagher.

Lasciamo a lui la parola per raccontarci la sua già considerevole esperienza nel mondo del calcio…
“Ho iniziato a giocare piccolissimo, avevo forse meno di 3 anni, nella società dell’oratorio di Romano di Lombardia, Fiorita, dove mio padre era presidente e dove già giocava mio fratello maggiore. Dopo pochi anni, ecco l’interesse dell’Atalanta per portarmi nel loro settore giovanile anche se ero sotto età. Le resistenze di mia madre hanno fatto sì che vi arrivassi solo a 10 anni compiuti. Lì ho fatto tutta la trafila delle Giovanili, con l’unico cruccio di non aver esordito in nerazzurro. Il primo anno dei grandi è stato alla Tritium, poi al Pisa, quindi al Crotone in Serie B, prima dell’esperienza a Carpi: un anno in B con la promozione nella massima serie, e un anno in Serie A, purtroppo con poche presenze a causa di un infortunio. Tornato all’Atalanta ho fatto anche il ritiro con la Prima Squadra, con mister Gasperini, per poi andare a giocare a Bari, Avellino, Cesena, nuovamente a Carpi, poi un biennio alla Ternana. Infine, nell’ultima stagione, tra Feralpisalò e Vibonese. E ora eccomi qua…”

Com’è stato l’impatto con la Pro?
“Ho avuto una sensazione difficile da spiegare, ma molto bella: appena arrivato, mi sono sentito come se fossi qui da sempre! Non mi era mai capitato, e sono molto contento di poter dare il mio contributo in termini di esperienza alla causa biancoceleste.”

Che gruppo squadra hai trovato?
“Anche nel gruppo la stessa sensazione, è stato come entrare in una famiglia, tutti disponibili, gentili nell’accogliermi. Un bel gruppo, davvero, con tanti giovani che vogliono far bene e i giocatori più esperti disposti a dare il loro contributo e ad aiutare la crescita della squadra.”

Cosa ti aspetti da questa stagione, per te e per la squadra?
“Personalmente cerco sempre di dare il massimo, giorno dopo giorno, portando la mia esperienza alla squadra. Per la Pro ci batteremo per ottenere al più presto una salvezza tranquilla e poi vedere che cosa si riesce a ottenere in più, magari qualche bella soddisfazione, in un girone tosto.”

Hai parlato della tua esperienza, cerchiamo di spiegare meglio le tue caratteristiche in campo…
“Sono un difensore possiamo dire “all’antica”, molto aggressivo, cui piace la marcatura stretta. Quando parlo di esperienza, soprattutto per la categoria, mi riferisco in particolare alla lettura della partita in corso. In Serie C non sempre c’è spazio per la bella giocata, a maggior ragione in difesa, e capire subito quando è il momento di essere pragmatici, di non guardare troppo allo stile, ecco, anche quello è esperienza.”

Emanuele, che tipo sei fuori dal campo di gioco?
“Esattamente il contrario rispetto a quanto si possa immaginare guardandomi in partita! Sono un giocherellone, mi piace scherzare, non mi sento di avere 30 anni. In particolare mi piace farlo con i miei due figli, sono sempre lì a giocare, sono io che faccio gli scherzi a loro.
Poi, se voglio rilassarmi, sono un appassionato di pesca alla carpa. Stare lì, in paziente attesa, anche tutta la giornata, magari dalla mattina presto, in qualche laghetto della Bergamasca, nella speranza di pescare una rarissima carpa koi… Anche uno dei miei tatuaggi rappresenta una carpa giapponese. In Oriente è simbolo di resistenza e coraggio, e per me rappresenta anche un segno di buon auspicio!”