Le parole di Rebecca Arosio in seguito al 2-2 tra Pro Sesto e Angelo Baiardo. La numero 21 si è soffermata sull’ultima partita della Pro, sul finale di stagione e sulla sua esperienza in questi due anni alla Pro Sesto.
Cosa pensi sia andato storto domenica contro l’Angelo Baiardo?
C’è amarezza, siamo dispiaciute per com’è andata la partita. Potevamo gestirla meglio e fare altri gol per chiuderla prima, purtroppo non ci siamo riusciti e loro hanno segnato un bel gol del per accorciare le distanze, poi da una nostra palla lasciata lì è arrivato il pareggio che non ci aspettavamo. Adesso non dipende più da noi, abbiamo l’ultima partita da vincere e faremo il nostro per portare a casa i tre punti. Poi staremo a vedere cosa farà il Real Meda a Lesmo.
Arrivati a questo punto come affronterete la settimana e l’ultima partita di campionato?
Rimane tanta rabbia e amarezza, siamo tutte molto deluse per com’è andata la partita. Ora cerchiamo di concentrarci sul lato positivo: c’è ancora l’ultima partita, non è finita, dobbiamo andare lì per vincere e vedere cosa faranno i nostri avversari.
A livello personale invece che giudizio dai alla tua stagione?
Mi ritengo abbastanza soddisfatta della mia stagione. Penso che la prima parte sia andata molto meglio rispetto alla seconda, anche a causa di qualche acciacco fisico che non mi ha aiutato a esprimermi al meglio, come invece era stato nella prima parte. Nel complesso sono soddisfatta, anche se so che potevo dare qualcosa di più in questa seconda parte. Comunque la stagione non è ancora finita, siamo ancora in corsa per la Coppa Italia e cercherò quindi di dare il meglio fino alla fine.
Questa è la tua seconda stagione alla Pro Sesto dopo una vita al Real Meda. Come giudichi questi tuoi primi due anni qui?
Sono molto contenta del gruppo che ho trovato qui e della crescita che ho avuto grazie agli allenatori e alla società, sento di essere cresciuta e maturata sotto tanti punti di vista. Ci tenevo a fare un’esperienza in una squadra diversa dopo dodici anni, era un modo per mettermi alla prova, avevo bisogno di questo: provare a competere con altre persone in una realtà diversa, per vedere cosa riuscivo a fare, come riuscivo a esprimermi, se riuscivo ad esprimermi ugualmente.
C’è un motivo o un significato particolare dietro il tuo numero di maglia, il 21?
Ho scelto il numero 21 per due ragioni: il 21 è legato ad alcune persone che fanno parte della mia vita, inoltre quando ho saputo che l’11, il mio numero a Meda, era occupato da Citelli, ho scelto il 21 proprio come simbolo di questa nuova esperienza che volevo intraprendere, anche per dare uno stacco da quella precedente. Un po’ come Calhanoglu che passando da Milan a Inter è passato da 10 a 20.
Hai qualche rito scaramantico prima delle partite?
Prima delle partite cerco di fare le stesse cose che ho fatto prima della partita precendente se è andata bene. Anche piccoli gesti come per esempio mangiare la stessa pasta, se la settimana prima ho fatto gol o ho giocato bene. Viceversa cerco di cambiare qualcosa se l’ultima partita non è andata come speravo.
